Nonostante la crescente carenza di personale specializzato in Svizzera, le aziende tendono a trascurare una risorsa cruciale: le donne oltre i 50 anni. Secondo uno studio condotto da Swissstaffing e l’Istituto Gfs-zürich su più di 1440 intervistati tra settembre e ottobre 2025, queste lavoratrici si distinguono per motivazione e fedeltà aziendale. Infatti, il 70% delle donne in questa fascia d’età sostiene di svolgere compiti che vanno oltre le proprie mansioni, mentre l’intera categoria over 50 (uomini e donne) presenta un tasso del 63%, superiore a qualsiasi altra generazione. In contrasto, i giovani uomini tra i 18 e i 29 anni mostrano la minore dedizione con solo il 36% che eccelle rispetto alle aspettative. La disaffezione nei confronti del lavoro è limitata: solamente il 3% dei lavoratori si impegna al minimo necessario.
Le donne oltre i 50 anni non solo si dimostrano le più motivate ma anche quelle con la maggiore fedeltà verso l’azienda, dato che il 71% non ha intenzione di cambiare impiego. Questo livello di stabilità e conservazione del know-how aziendale è essenziale per le imprese, come evidenziato dagli autori dello studio. La fascia over 50 rappresenta la più grande riserva di manodopera non attiva in Svizzera, con oltre 200’000 individui, di cui il 62% sono donne.
Ariane M. Baer, responsabile del progetto presso Swissstaffing e autrice dello studio, sottolinea che questo gruppo rappresenta un immenso potenziale lavorativo inutilizzato. Con la prevedibile carenza di personale qualificato nei prossimi anni, sarà fondamentale sfruttare questa risorsa per affrontare le sfide del mercato del lavoro.
Lo studio evidenzia che i modelli di lavoro flessibili sono essenziali per attirare e mantenere queste lavoratrici nel mondo del lavoro. Le donne apprezzano in particolare gli orari flessibili (82%) e il lavoro a tempo parziale (81%), mentre le forme di impiego legate a progetti specifici o freelance sono più gradite agli uomini della stessa età. Interessante notare che quasi la metà delle donne over 50 non attive sarebbe disposta a lavorare se potesse definire flessibilmente orario e grado di occupazione, evidenziando come l’inattività dipenda più dalla mancanza di modelli adeguati che da una reale indisponibilità.