Dopo che lo scorso mese il Consiglio federale aveva già dichiarato la sua posizione, Helene Budliger Artieda, direttrice della Segreteria di Stato dell’economia (SECO), ha respinto con decisione le accuse americane secondo cui la Svizzera favorirebbe pratiche commerciali sleali per non avere un divieto d’importazione su prodotti realizzati con lavoro forzato. In una lettera, Artieda ribadisce il ruolo innovativo della Svizzera in questa materia e invita gli USA a desistere dall’applicare dazi doganali aggiuntivi sui prodotti svizzeri.
A marzo, gli Stati Uniti hanno avviato due indagini sulla Confederazione citando la Sezione 301 del Trade Act, che consente al presidente di contrastare pratiche commerciali considerate sleali o discriminatorie tramite l’imposizione di dazi o altre misure restrittive. Una delle inchieste riguarda una presunta sovrapproduzione industriale elvetica e le sue cause; la seconda si concentra sulla mancata prevenzione dell’importazione di merci prodotte con lavoro forzato, come indicato da Jamieson Greer, rappresentante per il commercio degli USA. Il 1° aprile il Consiglio federale ha respinto tutti gli addebiti.
Nella lettera di Artieda, riportata oggi dai media CH Media, si evidenziano i punti chiave della difesa elvetica: in Svizzera il lavoro forzato è bandito dalla Costituzione e dal diritto civile e penale. La Confederazione, come membro di organizzazioni internazionali e parte di accordi globali, si impegna a rispettare i diritti del lavoro e ad eliminare le forme di lavoro coatto. Berna include sempre clausole relative al diritto del lavoro nei propri trattati commerciali.
Artieda sottolinea l’impegno pionieristico della Svizzera, essendo il primo paese a vietare il lavoro forzato negli appalti pubblici. Le imprese sono tenute a rispettare gli standard internazionali e affrontano conseguenze penali in caso di violazioni. Inoltre, quest’anno sono state proposte nuove normative per rafforzare gli obblighi di vigilanza aziendale.
Non ci sono prove che le pratiche commerciali elvetiche danneggino le esportazioni statunitensi o che le catene di approvvigionamento legate alla Svizzera utilizzino il lavoro forzato. Tuttavia, Berna è pronta a collaborare con gli USA per contrastare questa pratica, scrive Artieda.
La direttrice della SECO ribadisce che i dazi doganali supplementari non sono né necessari né appropriati, una posizione già espressa dal Consiglio federale. Nonostante le indagini in corso, si continuano i negoziati per un accordo commerciale bilaterale con gli USA, con progressi significativi verso l’obiettivo di riduzione dei dazi americani dal 39% al 15%, come indicato nella dichiarazione del novembre scorso.
Infine, una recente sentenza della Corte Suprema statunitense ha avuto un impatto globale, influenzando anche i negoziati con la Svizzera. I giudici hanno stabilito che il presidente Donald Trump ha abusato dei suoi poteri imponendo dazi elevati ai partner commerciali, portando l’amministrazione a intraprendere nuove azioni basate sulla Sezione 301 del Trade Act contro la Svizzera e altri paesi, tra cui la Cina.