«Coira era stata informata dal Ticino» sul caso dell’arresto di sette persone in un’operazione antidroga internazionale all’inizio del mese, quattro delle quali abitano a Roveredo. Il fatto che uno degli arrestati avesse precedentemente ottenuto il rifiuto di un permesso di soggiorno nel Ticino ha sollevato interrogativi: «Come è possibile che una persona considerata troppo pericolosa dal Ticino sia stata accolta nei Grigioni?» si chiedeva il Municipio di Roveredo in una lettera aperta a Coira. Secondo quanto rivelato dalla NZZ am Sonntag, Bellinzona non aveva solo respinto l’uomo, ma aveva «esplicitamente avvertito» le autorità retiche sui suoi «legami con la mafia». Nonostante gli avvisi, i Grigioni hanno concesso il permesso di soggiorno, permettendo all’individuo e ai complici di gestire operazioni legate al traffico di droga e al riciclaggio a Roveredo.
In una intervista alla NZZ am Sonntag, Decio Cavallini, vicesindaco di Roveredo, ha manifestato preoccupazione per la mancata attenzione agli avvisi del Ticino: «Non vogliamo essere un paradiso per la mafia». Molti residenti esprimono timori sul rapporto tra cittadini e aziende in Mesolcina, che è di 5 a 1. La presenza diffusa di cassette postali, comunemente usate per ottimizzare le tasse o attività illecite, ha sollevato dubbi. Cavallini invita Coira ad un controllo più rigoroso delle aziende: «Non devono fungere da copertura per attività criminali».