Il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, ha siglato un’intesa a Washington con la Banca mondiale per l’aggiornamento del sistema ferroviario dell’Ucraina. L’accordo si inserisce nei precedenti impegni presi dalla Svizzera e dal suo settore privato in favore della rete di trasporto ucraina.
Come ha evidenziato Parmelin in un post su X, una rete ferroviaria moderna facilita il commercio, la ripresa economica e l’occupazione. L’incontro con la Banca mondiale si è tenuto durante la visita di Parmelin a Washington, dove partecipa al vertice del FMI e della stessa istituzione finanziaria internazionale insieme alla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter e al presidente della BNS Martin Schlegel.
Durante il Comitato per lo sviluppo della Banca mondiale, Parmelin ha rimarcato l’importanza dell’istituzione nel rafforzare la resilienza economica, generando posti di lavoro e promuovendo una crescita trainata dal privato.
L’incontro ha affrontato le ripercussioni delle turbolenze geopolitiche e della volatilità economica. FMI e Banca mondiale hanno recentemente segnalato gli impatti negativi del conflitto con l’Iran sull’economia globale, in particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico e la stabilità finanziaria. Anche il conflitto in Ucraina è stato tema di discussione.
Keller-Sutter e Schlegel hanno partecipato alla riunione dei ministri delle finanze del G20, mentre la Svizzera si impegna a favore di un contesto economico stabile per stimolare la crescita, come indicato dal DFF. Nella stessa giornata, Keller-Sutter ha incontrato i colleghi italiani e olandesi.
Parmelin ha discusso bilateralmente con il presidente della Banca mondiale Ajay Banga e con Zou Jiayi della Banca asiatica per le infrastrutture. È previsto un incontro oggi alle 15:00 ora locale tra Parmelin e il rappresentante del commercio statunitense Jamieson Greer, in vista di un accordo commerciale fra Svizzera e Usa dopo tensioni sui dazi sotto l’amministrazione Trump.
È da segnalare che gli Stati Uniti hanno avviato indagini sulle pratiche commerciali della Svizzera e di altri paesi per sospetta slealtà, accuse respinte dal Consiglio federale, che sta adottando misure per difendere la propria posizione.