L’Associazione svizzera dei banchieri (ASB) esprime forti critiche verso le nuove norme proposte dal Consiglio federale per l’adeguamento dei requisiti patrimoniali delle partecipazioni estere di banche sistemiche come UBS. Secondo un comunicato dell’organizzazione, il governo non ha tenuto conto delle osservazioni emerse durante la consultazione. Se queste misure fossero approvate dal parlamento, potrebbero indebolire la piazza finanziaria, complicare l’erogazione del credito e aumentare i costi dei servizi finanziari per le imprese.
Tuttavia, viene accolto positivamente il fatto che il governo abbia rinunciato alle proposte più estreme riguardanti la valutazione dei software aziendali come capitale degli istituti, ora in linea con gli standard internazionali. Viene apprezzata anche l’esenzione delle banche non sistemiche da ulteriori restrizioni. L’ASB supporta l’intento del governo di discutere il disegno di legge rapidamente, a partire dall’estate, ma chiede al parlamento di trovare un equilibrio tra stabilità finanziaria e competitività. Il presidente Marcel Rohner, citato nel comunicato, sostiene che l’isolamento normativo della Svizzera non è nell’interesse del Paese.
Anche Economiesuisse condivide questa preoccupazione, evidenziando come la regolamentazione proposta dal Consiglio federale superi gli standard internazionali e imponga costi aggiuntivi sia alle banche che all’economia elvetica. L’associazione ritiene che i nuovi requisiti sui fondi propri influenzino tutta l’economia, aumentando anche il costo del credito, mettendo a rischio la competitività della Svizzera. Economiesuisse richiede quindi una soluzione proporzionata che bilanci stabilità e competitività.
Nel frattempo, Banca nazionale svizzera (BNS) e Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) accolgono favorevolmente le misure approvate oggi dal governo. Queste vengono considerate fondamentali per colmare le lacune normative evidenziate dalla crisi di Credit Suisse.