L’associazione Interpharma sostiene che l’industria farmaceutica svizzera dovrebbe essere esentata dai nuovi dazi doganali imposti dagli Stati Uniti. Trump ha annunciato tasse fino al 100% su importazioni di medicinali brevettati, ma per la Svizzera è prevista un’aliquota ridotta del 15%. Interpharma, attraverso una nota su LinkedIn, chiede all’Amministrazione federale di negoziare condizioni simili a quelle concesse al Regno Unito (10%). L’obiettivo è minimizzare l’impatto dei dazi, che potrebbero compromettere le catene di approvvigionamento e sviluppo farmaceutico globale, influenzando negativamente i pazienti. La Svizzera deve migliorare il proprio quadro normativo con riforme significative per mantenere la competitività nel settore. Le misure di Trump entreranno in vigore tra 120 giorni per grandi aziende e 180 giorni per le più piccole, ma gli effetti specifici sulle aziende svizzere non sono ancora chiari. Gli USA rappresentano un mercato cruciale per il farmaceutico elvetico, che gode di una riduzione del dazio al 15% grazie a accordi commerciali con paesi come l’UE e il Giappone. I generici e i biosimilari sono temporaneamente esentati dai dazi, ma potrebbero essere inclusi successivamente.
Le principali aziende svizzere non stanno a guardare: nel dicembre scorso, Roche e Novartis hanno raggiunto accordi con il governo americano. Genentech ha ridotto il prezzo del farmaco antinfluenzale Xofluza da 168 a 50 dollari, mentre Novartis ha abbassato quello di Mayzent da 9987 a 1137 dollari, ottenendo un’esenzione dai dazi per tre anni. Roche annuncia investimenti per circa 50 miliardi di dollari negli USA e Novartis prevede investimenti per 23 miliardi nei prossimi cinque anni per rafforzare la ricerca e produzione.