Un’indagine dell’Università di Basilea su un cimitero per epidemie trovato nei pressi dell’attuale Stadtcasino, sala concerti, mostra che la peste del XVII secolo ha colpito in modo sproporzionato i giovani appartenenti a classi sociali meno abbienti. La media di età delle vittime era di 17,7 anni, e molti presentavano segni di artrosi e usura della colonna vertebrale dovuta a lavori fisicamente faticosi. L’archeoantropologa Laura Rindlisbacher ha spiegato in una nota dell’università che si trattava principalmente di adolescenti impegnati in attività gravose, indicando un basso status sociale. Analisi del DNA hanno confermato la presenza del batterio della peste su almeno cinque scheletri risalenti all’ultima epidemia documentata in Svizzera (1665-1670). I ricercatori ritengono che l’esigenza di lavorare per sopravvivere rendeva questi giovani particolarmente vulnerabili. Gli studiosi evidenziano anche paralleli con la recente pandemia da Covid-19, in cui gruppi a basso reddito e con reti di supporto limitate hanno mostrato una maggiore esposizione.