Il tentativo di ridurre da dieci a cinque anni il periodo minimo di soggiorno legale necessario per richiedere la cittadinanza, come proposto dall’iniziativa per la democrazia, sembra destinato al fallimento di fronte alla netta opposizione dei partiti del campo «borghese» (UDC, Centro, PLR e Verdi liberali), che non vogliono privare Comuni e Cantoni delle loro competenze in materia.
L’iniziativa popolare denominata «Per un diritto di cittadinanza moderno (Iniziativa per la democrazia)», oggetto di discussione parlamentare con 62 oratori annunciati, mira a trasferire le competenze legislative relative alla naturalizzazione sotto l’autorità della Confederazione.
L’iniziativa prevede che dopo cinque anni di soggiorno legale in Svizzera si possa ottenere la cittadinanza, a condizione che non ci siano condanne penali gravi (superiori a un anno), l’interessato non rappresenti una minaccia per la sicurezza interna ed esterna del Paese e abbia conoscenze di base in una delle lingue nazionali.
Per il Consiglio federale, che insieme alla commissione preparatoria (che vota 17 a favore del rifiuto contro 8) ritiene che l’iniziativa altererebbe significativamente la ripartizione federalistica delle competenze in materia di naturalizzazione ordinaria.
Simone Gianini (PLR/TI), parlando per conto della commissione, ha sottolineato il rischio di una possibile naturalizzazione anche per persone con un soggiorno non consolidato, a causa della riduzione del periodo minimo e dell’eliminazione dei requisiti domiciliari cantonali e comunali. Secondo Gianini, la naturalizzazione è l’esito finale di un’integrazione riuscita e non il suo inizio; trascurare il principio d’integrazione, come avvenuto in Svezia, ha portato a problemi sociali.
Piero Marchesi (UDC/TI) e altri esponenti del suo partito hanno espresso opinioni ancora più critiche. Per Marchesi, l’iniziativa rappresenta una «svendita» della cittadinanza svizzera, trasformando la naturalizzazione in un automatismo, quando essa dovrebbe basarsi su solide fondamenta d’integrazione verificabili localmente.
Dall’altro lato del spettro politico, il campo rosso-verde sostiene che la Svizzera debba adottare procedure moderne e omogenee per facilitare la naturalizzazione. La consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi/TI) ha evidenziato come la discrezionalità comunale ostacoli molte persone, perfettamente integrate e residenti da decenni o nate in Svizzera, dall’ottenere piena partecipazione politica a causa delle procedure incerte e costose.