Il Tribunale cantonale di Zurigo ha emesso un’ordinanza di internamento per un cittadino svizzero di 68 anni, riconosciuto colpevole di abusi su decine di bambine. I giudici hanno accolto la richiesta del pubblico ministero, che aveva definito elevato il rischio di recidiva: l’imputato non avrebbe percepito la gravità dei suoi atti né mostrato volontà di ridurre tale rischio. L’internamento è stato considerato essenziale per evitare nuove vittime.
Durante il processo, l’uomo ha ribadito che le ragazzine non gli interessavano e ha attribuito le sue azioni passate a problemi di coppia, descrivendole come reazioni. Ha dichiarato che aveva scelto vittime giovani perché «più facili da manipolare» e si è detto convinto di evitare in futuro situazioni simili.
La terapia carceraria era stata prorogata nel 2013, ma nel 2017 l’uomo aveva ottenuto una detenzione aperta con uscite occasionali. In questi periodi ha commesso tre episodi che gli hanno fatto perdere la libertà: durante un evento a Badenfahrt in Argovia, si è fermato alla bancarella di Globi interessato ai libri e ha molestato una ragazza dopo essere stato urtato con un monopattino. Inoltre, ha tagliato i capelli a una donna per usarli durante la masturbazione.
Successivamente, sia il pubblico ministero che l’amministrazione penitenziaria hanno richiesto un aggravamento della detenzione. Nel 2021, benché si fosse dichiarato disponibile alla castrazione chimica, ha interrotto il trattamento per mancanza di prospettive e altre terapie non sono state efficaci.
Nel 2024, il Tribunale distrettuale di Horgen ha revocato la detenzione nonostante l’insuccesso terapeutico, considerando gli episodi meno gravi. Durante molti permessi, non si sono verificati incidenti e i suoi avvocati hanno sostenuto che il rischio di recidiva diminuisce con l’età. L’uomo è stato in carcere per un periodo doppio a quello di molti assassini; il difensore ha dichiarato: «Basta ora con questa privazione della libertà».