Neve, pioggia e vento sembrano rimandare l’arrivo della primavera. Tuttavia, per la stagione invernale è già tempo di bilanci. L’Istituto per lo Studio della Neve e delle Valanghe (SLF) descrive questo inverno come «caratterizzato da una struttura sfavorevole del manto nevoso». Secondo l’istituto, la neve «è stata scarsa tra fine 2025 e inizio 2026», periodo durante il quale il manto nevoso ha subito un marcato metamorfismo costruttivo che lo ha fortemente indebolito. Questo fenomeno ha colpito principalmente le regioni del Vallese, Ticino e Grigioni.
Se l’inizio dell’inverno non è stato segnato dalla neve, la seconda metà della stagione ha visto una situazione ben diversa. «Le nevicate più abbondanti si sono verificate a metà febbraio: tra il 10 e il 13 febbraio, nelle zone occidentali estreme del Basso Vallese e settentrionali delle Alpi, è caduta una quantità di neve fresca compresa tra i 100 e i 150 cm. Dal 15 al 18 febbraio, sempre nel Basso Vallese occidentale estremo e sulla cresta settentrionale delle Alpi, sono stati misurati dai 90 ai 140 cm». Queste precipitazioni hanno portato a una situazione valanghiva eccezionale «con il massimo grado di pericolo, ovvero grado 5 (molto forte), raggiunto il 17 febbraio». Un’altra nevicata dal 18 al 22 febbraio ha aggiunto un ulteriore metro di neve fresca nelle regioni settentrionali, chiudendo così questo periodo di precipitazioni abbondanti. Il grado di pericolo 5 era stato segnalato per l’ultima volta il 28 gennaio 2021. A marzo «è stata inizialmente osservata una diminuzione del pericolo di valanghe», grazie alla stabilizzazione della neve caduta nel mese precedente, ma è arrivato un ulteriore colpo di coda dell’inverno che ha portato oltre un metro di neve fresca sul versante sudalpino. Nella seconda metà del mese, invece, sul versante nordalpino è caduto circa un metro e mezzo di neve fresca in una settimana.
Un manto nevoso debole aumenta il rischio di valanghe perché gli strati di neve non si legano tra loro. «Il problema degli strati deboli persistenti non è facile da riconoscere sul territorio, nemmeno per gli esperti», viene sottolineato nel comunicato stampa. Inoltre, le valanghe che si formano negli strati profondi del manto tendono ad assumere dimensioni particolarmente grandi e pericolose. Queste caratteristiche hanno reso l’inverno 2025/26 una stagione con un numero di incidenti da valanga superiore alla media: 171 eventi hanno coinvolto 244 persone, mentre la media degli ultimi dieci anni è stata di 127 incidenti e 182 persone coinvolte a fine marzo.
Per quanto riguarda le vittime, «le valanghe di quest’inverno hanno completamente sepolto 37 persone (media degli ultimi 10 anni: 31 individui), con 15 morti in 13 incidenti (media degli ultimi dieci anni a fine marzo: 14 decessi)». In molti di questi casi fatali «la valanga si è staccata nel debole manto nevoso antico, raggiungendo spesso dimensioni considerevoli». È stato inoltre registrato che tra il 10 gennaio e il 22 febbraio «ogni giorno sono avvenuti incidenti con persone coinvolte da valanghe e a sud di una linea immaginaria tra Rodano e Reno si sono verificati significativamente più casi rispetto al nord».