Il 14 giugno, in Svizzera si terrà un referendum sull’iniziativa popolare dell’UDC «No a una Svizzera da 10 milioni!», con i primi sondaggi che indicano un testa a testa fra favorevoli e contrari. Tuttavia, esperti avvertono che le rilevazioni potrebbero essere fuorvianti, come già accaduto nel 2014 riguardo all’iniziativa sull’immigrazione di massa.
Il testo dell’iniziativa prevede che «prima del 2050 la popolazione residente permanente della Svizzera non possa superare i dieci milioni di abitanti. Dal 2050 il Consiglio federale potrà, mediante ordinanza, incrementare annualmente questo limite in base all’incremento naturale». Attualmente, alla fine del dicembre precedente, la popolazione era di 9,0 milioni, con 2,5 milioni di stranieri (rispetto ai poco meno di 1,9 milioni nel 2014). L’iniziativa tocca temi sensibili come traffico, edilizia e pianificazione del territorio, coinvolgendo un ampio spettro di elettori.
In passato, l’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa fu accettata con il 50,3% dei voti nonostante i sondaggi prevedessero una maggioranza contraria. Urs Bieri, co-direttore di Gfs.bern, spiega che «i sondaggi sono rappresentazioni dell’opinione pubblica in un determinato momento e il risultato finale dipende dalla dinamica del dibattito». Sottolinea come temi emotivi possano influenzare gli ultimi giorni della campagna elettorale.
Michael Hermann, di Sotomo, rileva che i sondaggi possono avere distorsioni non correggibili statisticamente, con scostamenti medi dal risultato finale del 5-6%. Le campagne elettorali mirano sempre più alla mobilitazione a breve termine, in particolare nell’era post-Covid. La presenza di più oggetti di votazione può portare a sovrapposizioni, come visto con l’abolizione del valore locativo e la successiva approvazione dell’e-ID.
I primi sondaggi sull’iniziativa dei 10 milioni registrano un 48% di favorevoli contro il 45% di contrari, mentre una rilevazione successiva indica un 47% per i contrari e un 45% per i favorevoli. Michael Hermann ha dichiarato: «Gli oppositori dovrebbero preoccuparsi». Ulteriori sondaggi sono attesi da Tamedia (Leewas) a fine aprile/inizio maggio, con ulteriori ricerche di SSR (Gfs.bern).
Dopo l’accettazione dell’iniziativa contro i minareti nel 2009, gli istituti hanno migliorato le metodologie per analizzare iniziative polarizzanti che possono deviare dagli schemi classici e guadagnare consensi all’ultimo momento. Ma, come sottolinea Urs Bieri, «le dinamiche di mobilitazione finale non sono mai completamente prevedibili». La sfida del 14 giugno potrebbe ancora una volta sorprendere.